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Donne più istruite ma meno occupate, il paradosso italiano del gender gap occupazionale

5' di lettura

La Provincia di Monza e Brianza annuncia l'avvio di una serie di incontri negli istituti scolastici volti a generare cultura relativamente al tema gel gender gap specialmente nelle materie sTem. Gli studenti e le studentesse brianzole si confronteranno con la farmacologa e scienziata di fama internazionale dell’Università degli Studi di Milano Elena Cattaneo.

Più istruzione, risultati migliori

Negli ultimi decenni il sistema universitario italiano ha conosciuto una trasformazione significativa. Le donne rappresentano oggi la maggioranza dei laureati e conseguono mediamente risultati accademici più elevati, con voti di laurea più alti e percorsi di studio più regolari.

Dal punto di vista dell’accesso all’istruzione superiore, dunque, il divario di genere che caratterizzava il passato può dirsi ampiamente superato.

Il nodo delle discipline scientifiche

Le differenze emergono però nelle scelte formative. Nei corsi STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – la presenza femminile resta inferiore rispetto a quella maschile.

Secondo elaborazioni su dati ISTAT, circa il 16-17% delle donne laureate tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo in queste discipline, mentre tra gli uomini la percentuale è vicina al 40%.

Questa distribuzione incide anche sulle opportunità professionali, perché i settori scientifici e tecnologici sono quelli che mediamente offrono prospettive occupazionali e retributive più dinamiche.

L’ingresso nel lavoro

Il passaggio dall’università al mercato del lavoro rimane uno dei momenti in cui emergono alcune differenze.

Secondo il rapporto AlmaLaurea, a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione femminile risulta leggermente inferiore rispetto a quello maschile e permane anche una differenza nelle retribuzioni medie.

Le laureate percepiscono mediamente circa il 10-13% in meno rispetto ai colleghi uomini.

Il vero divario italiano

Il dato più significativo emerge osservando la partecipazione complessiva al lavoro.

Secondo ISTAT il tasso di occupazione femminile in Italia è circa 20 punti percentuali più basso rispetto a quello maschile.

È questo il divario più rilevante nel panorama europeo.

In altre parole, il problema italiano non riguarda soltanto quanto guadagnano le donne, ma soprattutto quante riescono a partecipare stabilmente al mercato del lavoro.

Un paradosso contemporaneo

Il risultato è un paradosso evidente. In una società globalizzata e altamente istruita, le donne rappresentano una componente crescente del capitale umano qualificato.

Eppure il loro contributo al mercato del lavoro rimane ancora, almeno in parte, sottoutilizzato.

Le ragioni sono note: distribuzione dei carichi familiari, scelte professionali concentrate in alcuni settori, interruzioni di carriera legate alla maternità e minore presenza nelle posizioni apicali.

Una questione di capitale umano

Il tema non riguarda soltanto l’equità o il dibattito sul gender gap.

Riguarda anche l’efficienza del sistema economico. Un paese che investe nella formazione di una parte significativa della propria popolazione e non riesce a valorizzarla pienamente nel lavoro rischia di disperdere una risorsa preziosa: il proprio capitale umano.

Numeri chiave

57% dei laureati in Italia sono donne (AlmaLaurea)

16-17% delle laureate è in discipline STEM, contro quasi il 40% degli uomini (ISTAT)

Divario salariale tra laureati a 5 anni: circa 10-13% (AlmaLaurea)

Tasso di occupazione femminile: circa 20 punti percentuali in meno rispetto agli uomini (ISTAT)

La Provincia, nel perimetro delle iniziative dal titolo “ Costruiamo l'otto Marzo”, manda in campo la Farmacologa, scienziata di fama internazionale e senatrice a vita Elena Cattaneo (in foto)

Il programma prenderà il via giovedì 9 aprile con un evento dedicato agli studenti delle scuole superiori dell’Omnicomprensivo di Vimercate, presso l’Auditorium, Farmacologa e scienziata di fama internazionale, Elena Cattaneo è docente ordinaria e ricercatrice dell’Università degli Studi di Milano, dove dirige il laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative. I suoi studi sulle cellule staminali e, in particolare, sulla malattia di Huntington, l’hanno resa una delle principali esperte nel campo delle neuroscienze e della ricerca biomedica. Nominata Senatrice a vita nel 2013, è da sempre impegnata nella difesa della libertà della ricerca scientifica, nella divulgazione e nel sostegno alle nuove generazioni di ricercatori. La sua presenza rappresenta un esempio di eccellenza italiana e un modello ispiratore per studentesse e studenti che si affacciano ai percorsi tecnico-scientifici. La stessa senatrice dichiara:Scienziate (e scienziati) si diventa ogni giorno, dentro e fuori dal laboratorio, assecondando la propria curiosità, inseguendo la risposta a una domanda che nessuno si era mai posto prima e accettando di mettere alla prova, con esperimenti su esperimenti, le idee che ci sono più care. Sta a ciascuno di noi rimboccarsi le maniche e far sì che il contesto socio-economico, gli strumenti didattici, le aspettative sociali e familiari contribuiscano a creare un ambiente fertile per le capacità, aspettative e desideri di ogni ragazza (e ragazzo), senza negare l’esistenza di un gap di genere da colmare ed evitando il più possibile di perpetuare stereotipi che danneggiano tutta la società e ostacolano il pieno sviluppo dell’intelligenza di ciascuno”. Il percorso di formazione e orientamento alle carriere STEM proseguirà nei mesi successivi con quattro seminari rivolti agli operatori del mercato del lavoro, ai docenti e agli orientatori. Gli incontri approfondiranno le principali cause del persistente divario di genere nelle scelte formative e professionali, proponendo strumenti e attività per contrastarlo attraverso percorsi di orientamento più efficaci. (www.provincia.mb.it)



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Questo è un articolo pubblicato il 10-03-2026 alle 09:41 sul giornale del 10 marzo 2026 - 31 letture






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