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Il fischio che diventa speranza. In campo per Rosy, perché ogni gesto può fare la differenza

4' di lettura

La passione arbitrale di Daniele Tagliabue si trasforma in solidarietà per aiutare Rosy Airoldi a continuare la sua battaglia con dignità e coraggio.

Essere arbitri è uno stile di vita prima che un’attività sportiva. È una scelta fatta di regole, di impegno silenzioso, di solitario viaggio verso una missione che è la regolarità del gioco e del rispetto tra giocatori.

Partendo da questi presupposti abbiamo incontrato Daniele Tagliabue, arbitro CSI di Lecco da oltre vent’anni, che ogni week end indossa la divisa ed entra nel rettangolo di gioco, trovando il piacere, prima ancora che il dovere, di arbitrare.

Recentemente Daniele ha realizzato a Bergamo, con grande successo di pubblico e di consensi, una mostra dedicata ai “fischietti” italiani, attraverso l’esposizione di innumerevoli divise arbitrali che hanno fatto la storia del calcio. Una passione nata dal desiderio di portare soprattutto ai non addetti ai lavori un mondo sconosciuto, spesso minato da pregiudizi, con tanti risvolti umani prima ancora che regolamentari. Nella mostra sono state raccontate le storie di tanti arbitri, attraverso oggetti e memorabilia che, raccolti tutti insieme, hanno davvero rappresentato più di un hobby: la storia del calcio italiano e mondiale. Tutto questo lavoro di raccolta e catalogazione ha permesso a Tagliabue di intessere rapporti personali ed amicizie che vanno oltre il campo, una ricchezza di sapere arbitrale e di aneddoti, raccontati attraverso gli “strumenti di lavoro” degli arbitri.

La solidarietà

Ma tanta energia, tanto impegno, non poteva limitarsi alle esposizioni, seppur utili a diffondere un’immagine più costruttiva dell’arbitro. Daniele è andato oltre e tra il lavoro e l’arbitraggio ha pensato di mettere a fattor comune tutto il suo impegno con la solidarietà. Sono nate così una serie di iniziative di raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dall’alluvione in Emilia-Romagna, degli Amici della Pediatria di Bergamo dell’Associazione Maria Letizia Verga. Le varie iniziative benefiche hanno registrato, ad oggi, donazioni superiori a 18.000 euro.

L’appello

Restando nel solco della solidarietà e dell’aiuto verso i fragili, è nata in estate una nuova occasione per rendere l’immagine degli arbitri e del calcio un momento per sostenere chi è in difficoltà. Daniele è venuto a conoscenza della storia di Rosella “Rosy” Airoldi di Renate. Rosy, 55 anni, dopo una vita passata nel mondo dello sport come giocatrice, allenatrice ed arbitro CSI di Lecco, è stata colpita da Fosmn, una malattia generativa rata simile alla Sla.

Un calvario che le ha progressivamente fatto perdere le capacità di masticare, respirare in autonomia e parlare. Insieme alla compagna di una vita, Stefania Manganini vive a Renate, in una quotidianità fatta di sofferenza ma anche di grande dignità, dove gli sguardi sostituiscono la parola, dove l’amore colma anche le difficoltà di un’esistenza stravolta ma non abbandonata al destino. Le cure e l’assistenza sono molto costose: da qui l’idea di lanciare una raccolta fondi per l’acquisto di materiale sanitario come sondini per aspirazione, cateteri, filtri, pannoloni e traverse, farmaci. Rosy e Stefania non solo sole vista l’assistenza ricevuta attraverso le cure palliative della clinica Zucchi di Carate, ma l’aspetto economico è altrettanto vitale. Nel mese di giugno è stata organizzata anche una partita di calcio ad Olgiate Molgora. Ora l’obiettivo è raggiungere la somma di 9.000 euro: un obiettivo molto vicino ma che ha ancora bisogno di essere sostenuto. Daniele e tutti quanti stanno contribuendo ci credono. Le donazioni si possono liberamente effettuare al link (Raccolta fondi di Stefania Manganini : Aiutiamo Rosy a continuare a lottare).

Al termine della mostra "ARBITRI ITALIANI ", svoltasi a maggio 2026 a Bergamo – ci ha raccontato Daniele -, mi ero prefissato l'obiettivo di "sedermi in panchina" per un paio di anni e di staccare la spina, perché tra la realizzazione delle due mostre sui fischietti e le 190 maglie messe all'asta per beneficenza, ho occupato il mio tempo libero degli ultimi tre anni. Però, quando sono venuto a conoscenza della situazione di Rosella, ho capito che non potevo rimanere indifferente e quindi ho deciso di contattare nuovamente arbitri, calciatori e allenatori al fine di raccogliere delle loro maglie da mettere all'asta per aiutare la raccolta fondi. Nelle prossime settimane metterò all’asta il materiale e la somma raccolta sarà interamente devoluta a Rosella”.

Basta un piccolo gesto e la vita di queste due “leonesse” potrà procedere, almeno dal punto di vista economico, con più serenità.

Allora è vero il detto che lo sport unisce, fuori da ogni schema o luogo comune, perché anche chi non lo può più praticare, possa ricordarne lo spirito più profondo ovvero la fratellanza, anche nella sofferenza.



Questo è un articolo pubblicato il 26-08-2026 alle 09:25 sul giornale del 26 agosto 2026 - 6 letture






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