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Meda: Asilo Maria Bambina, dopo l'alluvione la voglia di rialzarsi, una storia di comunità e resilienza

8' di lettura

A seguito dell’iniziativa di crowdfunding attivata dalla Causa Pia Maria Bambina per far fronte alle spese necessarie al rifacimento dei locali dell’asilo omonimo, gravemente colpiti dall’alluvione che il 22 settembre 2025 ha investito la città di Meda causando danni alla struttura per oltre 150 mila euro, siamo andati a incontrare la dottoressa Manuela Citterio, coordinatrice e responsabile generale.

Genitori e bambini la chiamano semplicemente “La Manu”, Lei ci accoglie con la consueta energia sorridente, insieme proviamo a ripercorrere tutte le fasi di questa lunga storia e lo facciamo partendo proprio da quella ormai tristemente nota giornata che a Meda nessuno ha dimenticato.

Che la situazione meteorologica fosse particolarmente grave lo si è compreso solo gradualmente, ma già attorno alle 8:20 del mattino una certa consapevolezza della potenziale portata di quella pioggia incessante stava iniziando a diventare concreta. In assenza di precise ordinanze sindacali, l’asilo continuava ad accogliere i bambini che riuscivano a raggiungere la struttura, fino a quando è stata presa la decisione di contattare le famiglie dei piccoli che ancora non erano arrivati per metterli al corrente della reale situazione in quel momento.

Da una parte la volontà di garantire continuità didattica, dall’altra il pensiero costante rivolto alla sicurezza di bambini e famiglie.

Quando ci si è accorti che da via Solferino e dalla zona del Comune stava arrivando un vero e proprio fiume di fango e detriti, la soluzione era una ed una sola, portare immediatamente i bambini ai piani superiori, cosa avvenuta in tempi rapidissimi. Fortunatamente anche il primo piano dispone di una cucina e di locali adatti ad accogliere i piccoli in sicurezza.

Alcune maestre si sono preoccupate di trasformare quella giornata dei bimbi semplicemente in qualcosa di diverso, quasi speciale, senza lasciare percepire loro il minimo senso di pericolo, preparando anche un pasto caldo e cercando di mantenere un clima sereno. Altre, invece, erano impegnate senza sosta nel tentativo di mettere in salvo tutto ciò che poteva ancora essere salvato: suppellettili, materiale didattico, arredi, ogni oggetto che fosse possibile rialzare o spostare.

Un autentico lavoro di squadra che, pur nella drammaticità del momento, ha contribuito in modo determinante a limitare danni ancora più pesanti e soprattutto a garantire la sicurezza dei bambini fino al primo pomeriggio, quando finalmente i genitori sono riusciti a raggiungere l’asilo per riportare a casa i propri figli.

Si va a tutti finalmente a casa e passata la notte, è arrivato il momento di pensare a come ripartire. Sfruttando l’ordinanza sindacale di chiusura delle scuole, anche il personale del plesso Giovanni XXIII è stato impiegato nelle operazioni di ripristino del Maria Bambina. Un'altra giornata lunghissima ed intensissima, che ha visto tutti impegnati senza sosta tra acqua, fango, pulizie e tentativi di recuperare il più possibile.

“Abbiamo ricevuto offerte di aiuto da parte di tantissimi volontari” racconta Manuela. “La comunità medese si è dimostrata ancora una volta reattiva e resiliente. Però abbiamo preferito dirottare molti aiuti dove c’era maggiore necessità perché, anche nel pieno dell’emergenza, ci rendevamo conto che c’erano famiglie e situazioni ancora più gravi della nostra. Noi eravamo tanti, uniti e sapevamo che ce l’avremmo fatta.”

Terminate le operazioni di deflusso dell’acqua e del fango, è intervenuta un’impresa specializzata che ha lavorato per riportare i locali in condizioni adeguate alla riapertura. Non soltanto pulizia, ma una completa sanificazione degli ambienti, indispensabile per poter riaccogliere i bambini in totale sicurezza.

La prudenza, però, non è mai mancata. La struttura si è avvalsa anche della consulenza di un geologo e del confronto con gli organi competenti per verificare ogni aspetto legato alla sicurezza dell’edificio. Solo dopo tutte le verifiche necessarie è arrivato il via libera alla riapertura.

“È stato un enorme sollievo” spiega ancora “perché il nostro pensiero principale era poter tornare ad accogliere i bambini in un ambiente sicuro, sereno e protetto.”

Tutto risolto quindi? Non proprio.

Come era facile immaginare, i danni provocati dall’alluvione non potevano manifestarsi tutti nell’immediato. Con il passare delle settimane hanno iniziato a comparire conseguenze meno visibili ma estremamente preoccupanti. La più evidente è il progressivo abbassamento della pavimentazione interna, in alcuni punti anche molto marcato.

“Una delle prime spie” prosegue nel racconto “è stata la nuova porta REI installata poche settimane prima dell’alluvione. Prima era perfettamente in bolla, poi abbiamo iniziato a vedere il pavimento arcuarsi proprio sotto la soglia.”

Camminando all’interno della struttura la sensazione è davvero impressionante: in alcuni punti il pavimento sembra letteralmente scendere, in altri salire, creando un effetto percepibile sotto i piedi ad ogni passo.

Curiosamente, la sezione Primavera è l’unico locale che non ha riportato danni strutturali evidenti. Un dettaglio che si rivelerà prezioso durante la futura ristrutturazione perché permetterà di utilizzare quegli spazi per stoccare temporaneamente materiale, arredi e mobilio.

L’origine del problema, però, affonda letteralmente nel terreno. La struttura del Maria Bambina risale infatti alla fine dell’Ottocento e, come molte costruzioni dell’epoca, non dispone di vere fondamenta ma poggia direttamente sul suolo. Dopo l’alluvione, l’umidità accumulata nel terreno ha iniziato lentamente a risalire lungo i muri e nei pavimenti.

I locali della mensa e della cucina mostrano oggi pareti quasi costantemente bagnate: l’intonaco si sta scrostando, i battiscopa si staccano e l’umidità continua a lasciare segni evidenti giorno dopo giorno. Una situazione che rende ormai inevitabile un intervento strutturale importante e particolarmente oneroso.

E così si arriva inevitabilmente alla quantificazione dei danni e ai preventivi necessari per restituire piena funzionalità alla struttura.

“La cifra stimata oggi” spiega Manuela Citterio “si aggira attorno ai 150 mila euro, ma purtroppo rappresenta soltanto una base di partenza. La speranza è che non emergano ulteriori danni nascosti o complicazioni capaci di far lievitare ulteriormente i costi.”

Una somma enorme per una realtà educativa che, però, non è rimasta immobile davanti alle difficoltà. Insieme al Consiglio di Amministrazione, la struttura ha iniziato immediatamente a muoversi su più fronti, avviando confronti con istituti bancari e grandi aziende del territorio, l'auspicio è che si riescano a reperire collaborazione e sostegno consapevoli come siamo che la comunità medese si mostra sempre reattiva quando si tratta di aiutare.

E poi c’è il crowdfunding, strumento moderno ma sempre più centrale quando una comunità decide di stringersi attorno alle proprie realtà più importanti. Una raccolta fondi che sta già iniziando a dare i primi risultati concreti e sulla quale il Maria Bambina ripone speranza.

Quella del Maria Bambina è molto più di una semplice vicenda legata ai danni di un’alluvione. È la storia di un territorio fragile e complesso sotto il profilo idrogeologico, di una realtà educativa storica profondamente intrecciata alla città di Meda e di un edificio che porta sulle proprie mura il peso e il valore di oltre un secolo di storia.

Ma è soprattutto la storia di una comunità educativa che, duramente colpita, ha scelto di trovare dentro sé stessa le risorse per affrontare anche le situazioni più dure e imprevedibili ma dove il solo confidare in se stessi non riuscisse a sopperire ha trovato idee innovative e messo in atto iniziative volte a coinvolgere non solo i genitori ma anche la cittadinanza oltre che cercare la solidità di Partners esterni per affrontare le spese di una ristrutturazione che è pronta a partire a breve con l'obbiettivo inderogabile di riaprire a Settembre per l'inizio del nuovo anno scolastico.

E davvero, senza alcuna retorica, colpisce l’energia con cui Manuela Citterio racconta questi mesi difficili. Un sorriso autentico che accompagna ogni ricordo, anche quelli più complicati, e che sembra rappresentare perfettamente lo spirito con cui il Maria Bambina sta cercando di rialzarsi giorno dopo giorno.

Dalla paura di quella mattina di settembre fino ai progetti per la ricostruzione, ciò che emerge con forza è il senso di responsabilità verso i bambini, verso le famiglie e verso un’intera comunità che in quella scuola riconosce qualcosa di profondamente proprio.

Siamo davvero felici di aver avuto l’opportunità di fare questa lunga chiacchierata e di poter contribuire, almeno attraverso la visibilità della nostra piccola testata giornalistica, a raccontare una storia fatta di fatica, resilienza e straordinaria umanità.

Ecco il link diretto alla raccolta fondi: https://gofund.me/83e15129c





Questo è un articolo pubblicato il 25-05-2026 alle 13:05 sul giornale del 20 maggio 2026 - 164 letture



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