A 13 anni sfiora il podio tricolore: Simone Vespero, il talento medese del tiro a segno che stupisce l’Italia
C’è chi a tredici anni sogna il calcio, il basket o i motori. E poi c’è Simone Vespero, giovane di Meda, che ha scelto una strada decisamente meno comune ma capace di regalargli, già oggi, risultati straordinari.
Il 23 maggio scorso , a Pisa, Simone ha conquistato il quarto posto assoluto nella finale del Campionato Italiano di Bench Rest, sfiorando il podio nazionale in una disciplina tecnica e complessa che richiede concentrazione assoluta, precisione millimetrica e nervi saldi.
Un risultato importante, arrivato anche con qualche recriminazione legata ad alcuni punteggi attribuiti ai bersagli, ma che non cancella quanto di incredibile questo ragazzo stia costruendo a soli tredici anni.
Abbiamo fatto due chiacchiere con papà Andrea, ripercorrendo insieme una storia fatta di passione autentica, intuizioni sorprendenti e tanta dedizione.
Tutto nasce quasi per gioco.
Anzi, dalle “vagonate” di armi giocattolo di una celebre marca americana che, racconta sorridendo Andrea, hanno letteralmente invaso casa Vespero negli anni dell’infanzia di Simone.
«Già a sette anni ci chiedeva di poter provare il tiro sportivo vero» racconta il papà.
Una richiesta insolita per un bambino così piccolo, ma presa sul serio dalla famiglia. Dopo alcune ricerche tra poligoni e società del territorio, il primo approdo è a Desio, presso Airshooting Desio.
Lì però arriva una doccia fredda.
“Fino ai dieci anni non possiamo iscriverlo”.
E così si torna a casa.
Nel frattempo passano tre anni. La vita corre veloce, gli interessi dei bambini cambiano continuamente e quella passione sembra quasi dissolversi nei ricordi. Ma il giorno del suo decimo compleanno Simone torna improvvisamente alla carica.
«Papà, adesso posso essere iscritto».
Detto, fatto. Andrea accompagna Simone a Desio per la prova pratica. Gli viene affidata una carabina ad aria compressa da test: struttura in legno, piuttosto pesante, nessun settaggio personalizzato. Una configurazione standard, tutt’altro che semplice per un bambino alla prima esperienza.
Si comincia.
Dopo i primi colpi l’allenatore controlla i bersagli, poi si gira verso Andrea quasi incredulo.
“Mi scusi… ma il ragazzo ha già sparato, vero?”
La risposta è no.
Simone non aveva mai imbracciato una vera carabina ad aria compressa in tutta la sua vita.
Eppure i colpi erano talmente ravvicinati e precisi da sembrare un unico foro sul bersaglio.
L’allenatore decide allora di ripetere la prova, quasi pensando a un caso fortuito.
Seconda serie.
Stesso identico risultato.
A quel punto arriva la frase che segna l’inizio di tutto:
“Signor Vespero, il ragazzo va iscritto. Qui siamo davanti a qualcosa di davvero poco comune”.
Da lì prende il via l’avventura di Simone nel BRAC Diopter, disciplina di tiro sportivo di estrema precisione praticata esclusivamente con armi ad aria compressa e nel pieno rispetto delle rigidissime normative previste per i minori.
Ma dietro ai risultati sportivi c’è molto di più.
Parlando con Andrea emerge infatti una dimensione ancora più profonda, quella della crescita personale di Simone. Un cambiamento che il padre osserva giorno dopo giorno e che attribuisce anche al grande lavoro mentale svolto dagli allenatori con i ragazzi.
«È maturato tantissimo» racconta Andrea. «Lo vedo molto più capace di gestire emotività, pressioni e nuove sfide».
Una crescita che si riflette nelle piccole cose quotidiane, apparentemente semplici ma enormi per un ragazzo alle porte dell’adolescenza: organizzarsi da solo, affrontare responsabilità nuove, acquisire sicurezza e autonomia.
Ed è proprio mentre parla di questo aspetto che negli occhi del papà si accende qualcosa di diverso.
Un misto di orgoglio, speranza e quella consapevolezza silenziosa che forse ogni genitore cerca: vedere il proprio figlio trovare una strada che lo renda davvero felice.
Una merce rarissima e preziosa.
Andrea racconta poi con trasporto anche l’ambiente del tiro sportivo, un mondo che lo ha profondamente sorpreso in positivo.
«Sembra di stare dentro una bolla separata dalla società imbruttita e individualista che ci circonda» spiega. «Un luogo dove esistono ancora rispetto, aiuto reciproco e fair play».
Parole che colpiscono, soprattutto in un tempo dove spesso la competizione supera i valori.
Nel mondo frequentato da Simone, invece, disciplina, controllo e precisione sembrano andare di pari passo con educazione, rispetto e sostegno reciproco.
E poi c’è Simone.
Calmo, lucido, con una capacità sorprendente di parlare del proprio futuro senza mai perdere semplicità e naturalezza.
Alla domanda “Dove ti vedi tra dieci anni?”, la risposta arriva immediata:
«Sul podio alle Olimpiadi».
Nessuna esitazione. Nessuna timidezza.
Solo la serenità di chi ha già ben chiaro il proprio obiettivo.
E il prossimo traguardo?
Risposta secca, «Vincere il Campionato Italiano C10».
Gli chiediamo poi se ci sia stata una frase, un momento o una persona capace di fargli capire che questa sarebbe stata davvero la sua strada.
Simone non ha dubbi.
«La chiamata di Riccardo Armiraglio (atleta plurimedagliato e appartenente alle Fiamme Oro istruttore e allenatore presso ASD airshooting Busto Arsizio), che è anche il mio idolo e il mio punto di riferimento in questo sport». Ma Franz (Francesco Suman) con Manuele Sormani sono stati importanti perchè mi hanno seguito dall'inizio e mi hanno indirizzato, di questo gli sono davvero grato.
Poi arriva forse la domanda più affascinante.
Cosa passa nella testa di un ragazzo di tredici anni mentre è in pedana, davanti al bersaglio, con la propria carabina pronta al colpo?
«Dipende dalla persona» spiega Simone. «Ci sono persone che riescono a pensare anche ad altro e comunque ottenere il risultato. Io invece sono totalmente immerso in quello che devo fare, penso solo a come portare il colpo per ottenere il massimo».
Parole che raccontano di una concentrazione quasi assoluta, rara perfino in molti atleti adulti.
E quando gli chiediamo come riesca a conciliare scuola e sport praticato a questi livelli, la risposta sorprende ancora una volta per maturità e organizzazione mentale.
«Mi organizzo. Durante il tragitto da Meda a Busto studio, poi concentro molto nella giornata del sabato e gran parte del lavoro lo faccio anche a scuola nei tempi morti».
Quello che colpisce di questo giovane uomo è proprio la naturalezza con cui parla di ambizione, sacrificio, obiettivi e pianificazione. Doti raramente riscontrabili persino in persone adulte.
Insomma, Simone ha soltanto tredici anni ma possiede già una maturità non comune che, unita alle sue indiscusse capacità e a un talento che i campioni veri hanno riconosciuto come cristallino, lascia davvero immaginare qualcosa di importante per il futuro.
Per quanto riguarda noi, ormai, siamo ufficialmente diventati suoi tifosissimi.
E una promessa siamo riusciti a strappargliela: la prima intervista dopo una medaglia olimpica dovrà concederla a noi. ;-)
Questo è un articolo pubblicato il 25-05-2026 alle 22:48 sul giornale del 25 maggio 2026 - 398 letture
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