Meda: Parco Don Giussani, l’ennesimo sfregio: ora i cittadini sbottano
L'episodio di vandalismo al parco Don Giussani tra corso Italia e via Oberdan fa insorgere i cittadini. Senza senso il divieto di ingresso per i cani se poi lasciamo il parco alla mercé dei vandali.
Non è più solo indignazione. È qualcosa di più profondo, che sta tra la rabbia e la rassegnazione.
L’ultimo episodio di vandalismo al Parco Don Giussani, tra via Oberdan e corso Italia, è solo l’ennesimo capitolo di una storia che i cittadini conoscono fin troppo bene. Panchine danneggiate, giochi per bambini rovinati, arredi pubblici compromessi: una sequenza che si ripete, quasi con regolarità.
E pensare che quel parchetto era stato riqualificato appena due anni fa. Un intervento pensato per restituire uno spazio sicuro e vivibile alla comunità, oggi invece tornato al centro delle segnalazioni.
Segnalazioni che, come raccontano i residenti, non sono mai mancate. Più volte sono state coinvolte le forze dell’ordine, ma senza riuscire a risolvere in modo definitivo le criticità. Il problema, infatti, sembra ripresentarsi puntualmente, soprattutto nei mesi più caldi.
La sera il parco cambia volto: gruppi numerosi di adolescenti, feste che si protraggono fino a tardi, episodi di tensione e, in alcuni casi, vere e proprie risse. E poi i danni. Sempre quelli.
Una situazione che non riguarda più solo il Parco Don Giussani. Segnalazioni simili arrivano anche da piazza Cavour e dal parco di via Manzoni. Un disagio diffuso, che attraversa diverse zone della città e che alimenta una percezione di insicurezza sempre più marcata.
Sui social, intanto, il malcontento esplode. E nel caso del Parco Don Giussani assume anche i toni del sarcasmo.
Il cartello di divieto di accesso ai cani diventa il simbolo di una contraddizione che i cittadini non accettano più. “Davvero dobbiamo specificare il divieto ai maleducati?”, scrive qualcuno. E ancora: “Magari vietare l’ingresso ai vandali umani”.
Frasi che, dietro l’ironia, raccontano un disagio reale. Perché se da un lato si regolamentano comportamenti civili — come quello dei proprietari di cani — dall’altro sembra mancare una risposta efficace contro chi danneggia e rende inutilizzabili gli spazi pubblici.
C’è chi chiede più controlli, chi invoca telecamere funzionanti, chi propone la chiusura serale del parco. E chi, invece, prova ad andare oltre, individuando una causa strutturale: la mancanza di spazi adeguati per i ragazzi.
Nel frattempo, però, resta una certezza: il parco, così, non è più vissuto da tutti. Anziani che evitano le panchine, famiglie che si allontanano, cittadini che rinunciano a uno spazio che dovrebbe essere di tutti.
E proprio da questa consapevolezza nasce un doppio appello all’amministrazione.
Da un lato, intensificare i controlli, presidiare maggiormente le aree più critiche e intervenire con decisione per prevenire gli assembramenti notturni che troppo spesso degenerano in episodi di vandalismo. Perché non si tratta solo di riparare i danni, ma di evitarli.
Dall’altro, serve uno sguardo più ampio: creare spazi e opportunità realmente attrattive per i più giovani. Luoghi dove potersi ritrovare, esprimere e vivere il tempo libero in modo positivo, senza trasformare parchi pubblici e aree gioco in sfoghi notturni.
Perché il problema non è solo il controllo.
È anche — e forse soprattutto — l’assenza di alternative.
E Meda, oggi più che mai, è chiamata a scegliere da che parte stare.
Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2026 alle 23:04 sul giornale del 17 aprile 2026 - 50 letture
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