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Cantieri, metrotranvia e No al pedaggio: così nasce la protesta sulla Milano–Meda

3' di lettura

Cantieri aperti, disagi quotidiani e una trasformazione del territorio, per molti cittadini situazione difficile da sostenere e le tempistiche si preannunciano lunghissime, a regnare, ad oggi, è l'incertezza.

MEDA – Non è tanto il pedaggio ad aver acceso la miccia sebbene le petizioni contro siano attive da mesi,
La protesta sta montando particolarmente negli ultimi tempi, tra cantieri aperti, disagi quotidiani e una trasformazione del territorio che, per molti cittadini, sta diventando difficile da sostenere.

La Milano–Meda, oggi, non è solo un’arteria fondamentale: è un cantiere diffuso. E attorno a quei lavori si sono accumulate tensioni, dubbi e preoccupazioni.

Negli ultimi mesi, lungo la direttrice della Autostrada Pedemontana Lombarda, si sono moltiplicate le segnalazioni: viabilità modificata, traffico rallentato, disagi per residenti e pendolari. A questo si aggiunge un tema particolarmente delicato: quello delle aree interessate da bonifica.

Proprio nei giorni scorsi, alcuni cittadini hanno segnalato la presenza di teli di copertura sollevati o danneggiati nei cantieri lungo la Milano–Meda, con timori legati alla sicurezza ambientale.

La vicenda, raccontata e documentata dalle testate locali insieme, come detto, a post sempre più frequenti di cittadini e amministratori dei gruppi Facebook, ha prodotto un effetto concreto.

Il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, è intervenuto pubblicamente sul suo profilo social dopo un confronto con le aziende responsabili dei lavori, assicurando il rapido ripristino dei teli di copertura. Un passaggio che evidenzia un elemento sempre più centrale: l’attenzione del territorio, quando si attiva, è in grado di generare risposte operative.

Parallelamente, resta aperto il nodo della metrotranvia. Su questo fronte il Partito Democratico, insieme ai suoi amministratori locali, ha assunto una posizione chiara anche attraverso i social: l’opera deve essere completata integralmente.

Il punto è preciso: Nova Milanese e Seregno non possono essere escluse. Il tracciato deve arrivare fino a Seregno, per garantire un collegamento realmente efficace e non creare squilibri territoriali.

Per il PD e i suoi sindaci, una metrotranvia incompleta rischierebbe di non offrire una vera alternativa al traffico su gomma, aggravando la pressione sulla Milano–Meda invece di ridurla.

È dentro questo quadro, già complesso, che si inserisce la questione del pedaggio sulla tratta B2 della Pedemontana.

Quando emerge l’ipotesi di introdurre una tariffa, il territorio è già sotto stress. E la reazione diventa inevitabile.

Anche su questo tema, il Partito Democratico interviene con decisione, attraverso figure come il consigliere regionale Gigi Ponti. La linea è coerente: no a scelte che scaricano i costi sui cittadini senza offrire alternative concrete.

Il rischio, ormai condiviso, è evidente: il traffico non scompare, ma si sposta, con un impatto diretto sui centri abitati.

Tra Meda, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio-Masciago, Lentate sul Seveso e Seregno, il messaggio è ormai chiaro: prima i disagi dei cantieri, poi le incertezze sulla metrotranvia, ora anche il pedaggio.

La decisione finale spetta alla Regione Lombardia e al presidente Attilio Fontana. Ma dal territorio arriva una richiesta precisa: non si può chiedere ai cittadini di pagare di più mentre le infrastrutture restano incomplete o problematiche.

Il pedaggio non è l’origine della protesta. È la sua conseguenza.

La mobilitazione continua

È stata avviata una petizione pubblica per chiedere alla Regione Lombardia di fermare il pedaggio sulla Milano–Meda.

Chi utilizza ogni giorno questa arteria può contribuire direttamente:

Firma la petizione NO PEDAGGIO
https://www.openpetition.eu/it/petition/online/una-nuova-petizione-per-dire-no-al-pedaggio-sulla-milano-meda-tratta-b2-della-pedemontana



Questo è un articolo pubblicato il 07-04-2026 alle 12:02 sul giornale del 07 aprile 2026 - 82 letture






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